domenica 28 agosto 2016

Sognando la Sicilia...

 
Impossibile descrivere cos'è la mia terra per me.
È l'alfa e l'omega, il principio e la fine.
È la felicità pura e il dolore più assordante.
È la parte più visc
erale e bella di me.
La mia terra è perfezione grezza e poesia.
È il miracolo della vita, che non si rassegna a lottare per dire : "Io esisto !"
È la mia gente. Testarda, orgogliosa, ferita ma invitta, perché non si arrende al destino, anche quando la porta lontano.
É il mio paradiso ed il mio inferno. È la mia anima che vola lontano cercando il suo lato spirituale.
È il mio istinto, che prepotente segue una forza primordiale, che lo mette in contatto empatico con la parte più genuina del mondo.
È amore e odio, nostalgia e struggente malinconia.
È lo specchio dei miei desideri e dei miei rimpianti.
È passione, straziante disperazione, speranza da sognatrice e voglia di riscatto.
È un cordone ombelicale che non si staccherà mai. Perché da esso, io ho ricevuto, e ricevo, la vita.
 
 
Nella foto : le Isole Ciclopi, dove dominano i Faraglioni di Acitrezza, a 9 km da Catania.
Narra la leggenda, che i faraglioni e gli altri scogli siti di fronte ad Aci Trezza siano le pietre scagliate dal ciclope Polifemo contro Ulisse in fuga, come narrato nell'Odissea di Omero.
In realtà, i Faraglioni, sono formazioni rocciose di origine magmatica, sorti dal mare in seguito a imponenti movimenti di innalzamento che, 600.000 anni fa, quando si formò l'Etna, fecero affiorare isolotti e isole precedentemente formatisi in ambiente sottomarino.
Erano vent'anni che non ci tornavo, io ci sono arrivata al tramonto, e ho visto uno spettacolo mozzafiato, peccato che le foto rendano poco, anche perché da noi in Sicilia il tramonto non è sul mare.
Per la loro bellezza le isole Ciclopi sono servite da scenario nel capolavoro letterario di Giovanni Verga, I Malavoglia; sono state, inoltre, set cinematografico del film La terra trema di Luchino Visconti, premiato al Festival di Venezia nel 1948.
 
Per saperne di più :
Area Marina Protetta Isole Ciclopi
 
Foto :
Valeria Ronsivalle   
 

martedì 23 agosto 2016

BEN L'AGGIUSTASOGNI

Ai margini della coscienza...
nel posto più segreto del tuo cuore, c'è un antro colmo di luce, ove tutto è irreale.
Lì la tua anima si quieta dopo la tempesta, lì ogni pensiero tace....

Lì puoi esser bambino, vecchio, Peter Pan o Ulisse, quel che ti pare.
E ti senti al sicuro, come quando non avevi responsabilità e tutto era magico, e non v'era il "nonostante".

E' il regno del sogno,
dove i frammenti di te, dispersi nel reale nel momento in cui sei nato, si ricompongono per incanto e ritorni a volare.

 Un tempo eravamo déi. Ma fummo puniti per troppa cupidigia, e da allora, ogni volta che nasciamo,

la nostra parte più vera e pura si disperde e viene meno la dimensione essenziale.
Ma ai margini della coscienza, nel regno del sogno... lì possiamo rifugiarci per ritrovar quei frammenti di noi stessi perduti, la cui mancanza ci toglie il fiato.


Ora, accade, talvolta, che il sogno vada storto, e la ricerca non porti al tesoro cercato.
Allora lo senti arrivare, lo riconosci da un particolare:
un bottone, una mano, un profumo, un soffio di vento, un battito d'ali.
E' Ben l'aggiustasogni, il custode dell'antro dei sogni, ti aiuterà a volare.
Magari lo farà riportando alla coscienza un ricordo sopito da anni.
Oppure facendo risaltare un particolare.
Facendoti sognare una vecchia amica.
O semplicemente facendoti sentire al sicuro, come quando eri bambina, e sapevi che niente ti poteva toccare.
Ma in un modo o nell'altro ti farà ritrovare quella parte di te che per te è essenziale.


Magari Ben prenderà la forma del papà che hai perduto.
O di un vecchio amico a cui vorrai sempre un bene infinito perchè gli hai regalato la parte più bella di te.
O di un cane. Che ti ha fatto sperimentare l'amicizia senza nulla in cambio.
O di una mamma, che sarà con te in eterno, anche se adesso non è più mortale...

Ma Ben l'aggiustasogni ti prenderà per mano, e ti aiuterà a volare.

Quindi, se mentre dormi e sogni all'improvviso ti senti invaso dalla serenità, come quand'eri piccolo e la mamma ti addormentava, fai attenzione : sei nell'antro dei sogni.
E in un angolo, quando e dove meno te l'aspetti, potresti incontrare Ben l'aggiustasogni, pronto ad aiutare."


Nota : Questa favola nasce in un modo strano. Infatti, per la prima volta nella mia vita, l'ho sognata. Ho sognato Ben l'aggiustasogni, il suo volto, e la fiaba.

Buon sogno a tutti !

venerdì 22 luglio 2016

La leggenda delle lucciole scintillanti - Fata Martina e la magia dei sogni dei piccoli umani

Tanto ma tanto tempo fa, così lontano da non ricordarsi a memoria umana.
Così lontano da essersi perduto nei meandri dei labirinti dei sogni, vi fu un tempo in cui gli esseri umani e creature magiche vivevano sotto lo stesso regno, governati dalle forze della natura.
L’armonia regnava, mentre un pittore invisibile creava albe e tramonti in cui, come la trama di una tela, sfumature di luci e ombre si fondevano in un'energia ancestrale, in cui ogni essere vivente ogni giorno veniva al mondo e in essa rinasceva.
 
Le foglie del vento dipingevano arabeschi tra l’arancio e il dorato, quel pomeriggio, ed il bosco con quest'antica danza celebrava l'autunno, in una coreografia che toglieva il fiato e riconciliava con la vita.
Fata Martina si guardò intorno : ancora le mancava un ingrediente per poter tornare a casa. Un ingrediente appena, e la pozione per Fata Vaniglia sarebbe stata pronta.
Aguzzò gli occhi : tra un cespuglio di more e una pianta di melafragola, era rotolata a terra una lillarancia.
Certo, era piccolina, e sarebbe dovuta ancora maturare un poco, ma la nonna sarebbe di sicuro riuscita a ricavarne il succo necessario alla pozione. 
 
Tutto il Bosco Incantato era in fermento: il tempo finalmente era arrivato ! 
  Come, che tempo ? Nuove fatine aspettavano di nascere, e la natura tutta si preparava al miracolo della vita : le querce maestose si ergevano dondolando, a protezione del Prato dei Desideri Erranti, in cui migliaia di minuscoli fiorellini, ognuno con una sfumatura diversa, danzavano facendo vibrare i propri petali creando una sinfonia che arrivava oltre le nubi, oltre l'orizzonte, fino a Dio.
Ognuno di quei fiori conteneva una piccola fata, che sarebbe venuta alla luce al tramonto. Ma prima... prima bisognava che tutto fosse pronto.
"Dove si sarà cacciata quella benedetta bambina ?" si chiese Fata Vaniglia accigliata aggiustandosi gli occhiali che non si decidevano a starle sul naso.
"Prima o poi mi farà venire un acciderbolissimevolina borbottò a mezza voce.
E poi, a gran voce : "Su, che non c'è tempo ! Che qualcuno vada in cerca di Fata Martina ! E voi, Messer Castoro, a che punto siete con le culle ? Forza, che stanno per nascere! E anche voi, Miss Rondinella, dovreste star meno a pavoneggiarvi con Sor Pettirosso e sbrigarvi a ricamare il velo per le culle delle piccole fate ! E le madrine ? Dove stanno le madrine ? Possibile che debba pensare a tutto io?"
 
Insomma, tanto s'agitò, che mancò poco che cadesse dalla balaustra della Quercia Madre, e al Signor Pavone per lo spavento s'imbiancò la cresta, il che, detto tra noi, ben gli stette, visto che passava praticamente tutto il giorno a dirsi :"Come son bello!" 
 
E Fata Martina ? Dunque, l'avevamo lasciata nel bosco, dopo aver trovato l'ingrediente finale per la pozione di Fata Vaniglia. Ma a che serviva la pozione ?
Dovete sapere che le fatine, nel momento in cui vengono al mondo, hanno le ali imbrigliate nel loro bozzolo. Ecco, la pozione serve a liberarle da ciò che impedisce loro di volare, e a far dispiegare loro le ali.
"Accidenti, sono in ritardo come al solito, stavolta nonna per punizione mi chiuderà nella sala dell'acquolina in bocca, e io che sono una golosona soffrirò come una disperata, ecco!"- borbottò Fata Martina incespicando in una siepe di erba viperina.
"Porc...acciderbolina !" mormorò la bimba, ricordandosi di essere una fatina educata.
 
"Mannaggia a me e alla mia tontoloneria, sono un disastro. Ma come si fa a non incantarsi davanti alle rocce cangianti, o ai fiumi di miele di nutella ? O alle farfalle arcobaleno ? Martina, sveglia, che è tardi, affretta il passo !", mormorò parlando a se stessa.
E così facendo, per accelerare il passo cominciò a saltellare.
Ma nel farlo non si avvide che un cespuglio nascondeva un buco tra le rocce.
Mise il piede in fallo e cadde dentro la fessura, perdendo conoscenza.
 
Dall'altra parte di Terra di Laggiù, Fata Vaniglia si accorse che qualcosa non andava : la Quercia dei Presagi ondeggiò violentemente, e un forte vento percosse l'aria, sollevando ogni cosa.
"Presto, che qualcuno vada a cercare la Fata Bambina !", urlò Fata Vaniglia con il cuore in tumulto per l'infausto presagio.
Tutto il Regno fu in allarme, e per un attimo regnò sovrana la confusione : mancava solo un'ora alla nascita delle fatine, e non era ancora pronta la pozione.
Si riunì il Gran Consiglio, e fu deciso che elfi e gnomi, scavezzacollo di natura, sarebbero andati alla ricerca della Fata bambina.
Mentre le fate Madrine, i maghi e i bambini sotto i 5 anni, (i soli umani che riuscivano ancora a praticare la magia), sarebbero rimasti a presidiare il Prato dei Desideri Erranti, ove sarebbero venute al mondo le fatine.
 
"Martina ! ", urlavano a gran voce i messaggeri mandati nel bosco. Mentre ogni falco del regno aguzzava la vista per scorgere la bimba perduta, e squadre di unicorni alati setacciavano ogni dove.
 
Cominciava a calare il sole a Terra di Laggiù, ma della fata bambina non v'era ancora traccia.
Martina giaceva, svenuta, in fondo a una rupe, nascosta da un fitto cespuglio di rovi.
Fu trovata dall'esercito delle formiche rossoblu, comandate dal Generale Ken (della nobile casata dei Yes Oui), che, per svegliarla, le mordicchiarono un piedino.
"Svegliati, Martina !". urlarono in coro 65.000.000 di formichine in assetto da guerra. "Svegliati, dobbiamo uscire da qui !", le urlarono ancora.
 
Un vento gelido sferzò il cielo e giunse fino all'antro in cui giaceva la fata bambina.
Martina aprì gli occhi debolmente, e con voce flebile mormorò : 
  "Io non ho alcuna speranza di farcela, ho una gamba incastrata sotto una roccia, e le forze mi stanno abbandonando. Ma le fatine stanno per nascere, e solo voi potete salvarle, dovete portare l'ingrediente magico per ultimare la pozione." 
  "Ma, non ci passerà mai sotto quei rovi !" - protestò il Colonnello Sempre Pieno, così chiamato in maniera ironica per il suo famoso ottimismo.
"Battaglione, fatevi largo, spostiamo i rovi!", urlò il Generale Yes Oui Ken, che con il suo entusiasmo sarebbe riuscito a fare qualsiasi cosa.
Fu così che il frutto di lillarancia fu portato su, attraverso le rocce, via per il bosco, fino al Prato dei Desideri Erranti, ove Fata Vaniglia finalmente poté completare la pozione. 
 
  Il sole adesso era quasi calato, e luci e ombre si fondevano in un'energia ancestrale, in cui ogni essere vivente ogni giorno veniva al mondo e in essa rinasceva.
Nel Prato dei Desideri Erranti, le piccole Fate venivano al mondo, ed ogni minuscolo fiore danzava, e dalla danza si liberava una fatina, che, spiegando le ali, si elevava al cielo, emettendo una luce.
Nel Bosco incantato, una piccola Fata moriva, dando la sua vita perché le compagne potessero viver la propria.
"Sta morendo", singhiozzò Fata Vaniglia, in contatto empatico con la nipotina.
"E' sempre più flebile, i soccorsi non arriveranno mai in tempo"- urlò disperata.
 
Il pianto straziante della nonna fu udito da uno dei bimbi presenti al prodigioso evento, che bisbigliò qualcosa ad un altro bimbo, che lo disse ad un altro ancora, finché si presero tutti per mano.
Fu allora che accadde la magia, l'inspiegabile, il miracolo, insomma, chiamatelo come vi pare : Migliaia di fate appena nate si librarono nel cielo, e, sbattendo le loro ali appena spiegate, cominciarono a pulsare.
Il buio lasciò il posto alla luce, e fu come se migliaia di stelle avessero illuminato il cielo.
"Cosa succede?" chiese Miss Rondinella a Sor Pettirosso.
"Le vedi quelle luci che pulsano nel cielo ?"
"Sono le fate appena nate no? luccicano come... ecco, le chiameremo "lucciole" -riprese Miss Rondinella.
"Davvero non lo sai ?- rispose il Pettirosso- le fate non sono altro che i sogni espressi dai bambini.
Quindi, la prossima volta che vedi una "lucciola", sappi che da qualche parte nel mondo c'è un bimbo che sogna." "Ohhhh !!!" rispose Miss Rondinella, e nel frattempo si commosse.
 
Migliaia di lucine intermittenti illuminarono a giorno il cielo di un Bosco incantato, mentre i sogni dei bambini arrivavano fin sotto i rovi, dove giaceva una piccola fata.
Martina aprì gli occhi, e le sembrò di sognare. "Devo già essere morta" si disse.
Mentre un esercito di indomite formichine, guidate dal valoroso Generale Yes Oui Ken riusciva a liberarle la gamba, dopo aver forato la roccia. 
  "Presto, la pozione!" - urlò Gnomo Mago all'aquila che si era calata nella fessura.
L'aquila reale aprì delicatamente la bocca alla fata bambina, e le fece scivolare dentro alcune gocce di un misterioso liquido. Quindi, un liocorno arcobaleno trasportò la fata fino al Prato dei Desideri Erranti.
 
Mentre il Regno intero di Terra di Laggiù festeggiava la magia appena avvenuta, Miss Rondinella, ormai definitivamente andata a meta con Sor Pettirosso, mormorava, con voce soavemente cinguettante :
"Ma un'ultima cosa me la dici ? Anzi due :
1. Che sarebbe successo se l'ingrediente magico non fosse arrivato in tempo per la nascita delle fatine?
e 2. Cosa c'era nella pozione che l'aquila ha dato a Fata Martina e che le ha salvato la vita ?" 
 
  "Mon chéri- rispose Sor Pettirosso gonfiandosi il petto di saccente orgoglio- hai ancora molto da imparare, ma hai trovato un ottimo maestro.
In realtà la risposta alle due domande è pressoché la stessa. Se l'ingrediente magico non fosse arrivato in tempo per la nascita delle fatine non sarebbe cambiato nulla.
Ma perché potessero spiegare le ali, le fatine, dovevano credere che fosse possibile, e i bambini dovevano credere che i loro sogni fossero realizzabili.
E sai che c'era nella pozione che l'aquila ha dato a Fata Martina e che le ha salvato la vita ?
Oh, c'era un ingrediente magico, a volte molto difficile da trovare: si chiama "Fiducia in se stessi."
Vedi, mia cara- concluse Sor Pettirosso cingendo con le ali la sua amata-
"Tutto ciò che è pensabile è possibile". L'ho sentito dire una volta a un grande mago, un umano che ha una dote rara : nonostante sia cresciuto è riuscito a restare bambino dentro. Dev’essere per questo che riesce a creare ancora la magia. Eh, dote rara, mia cara, dote rara..." 
 
  C'era una volta... e forse c'è ancora... un bambino, o forse più d'uno che in qualche parte del mondo sogna.
Così, se doveste capitarvi di avvistare le lucciole, attenti... potreste imbattervi nelle fate che danno vita ai sogni dei bambini ! 
 
Addì 17 luglio 2016
Affettuosamente vostra, 
Donna Iacinta 
 
 

lunedì 2 maggio 2016

Con gli occhi di una madre...

 
Un giorno gli Angeli andarono da Dio,
e gli chiesero un'immagine,
che sarebbe servita agli uomini per ricordare l'amore vero.

 Egli allora creò il tramonto.
E nelle sfumature rosse e piene di passione,
vi mise tutto l'amore, infinito e immortale,
che una madre prova per il proprio figlio.
L'amore che smuove le montagne e supera ogni cosa.
 
Anche l'impossibile.
E perché questo non fosse dimenticato,
fece sì
che il miracolo si ripetesse ogni giorno...
 
A mio figlio...
2 maggio 2016 
Valeria

sabato 30 aprile 2016

La vera storia dell'Amore vero

 
 
Nascosto tra le pieghe del tempo, c'era l'amore vero.
Brillava di una luce pura, così abbagliante da mozzare il fiato. E in esso ogni cosa si rifletteva, e assumeva tutte le sfumature dell'arcobaleno, tante quante le forme che esso può assumere.
Ma tale bellezza causò l'invidia e l'avidità di chi vede il mondo in bianco e nero.
Fu deciso, allora, che, per proteggerlo, l'Amore vero avrebbe assunto la forma di una perla, racchiusa in una conchiglia, e sarebbe stato nascosto neg
li angoli più remoti del pianeta e nella parte più intima e inconscia di ciascuno degli uomini.

Da allora capita che ogni tanto la splendente energia che esso emana, faccia capolino qua e lá per il globo.
Magari la scorgerai nascosta sotto il manto del mare,
che in quel momento sembra una culla trapuntata di diamanti.
...O nel cielo,
tra le stelle di una costellazione, che unite formano la figura di un mitico guerriero.
O nei silenzi di un territorio inesplorato,
dove riuscirai a guardare in te stesso e a vedervi cose che non t'aspetti.

 Troverai il riflesso di quella perla nello sguardo di una madre, mentre osserva il suo piccolo con tutto l'amore del mondo.
Negli occhi di chi ha perso tutto al mondo, se non la propria dignità.
O nell'espressione dolce e decisa di chi dedica il proprio tempo agli altri, umani o animali poco importa.
Ovunque meno te l'aspetti,
l'amore vero sarà lì, basta che tu lo voglia vedere.

E ricorda sempre : è un dono.
Inestimabile, prezioso. Perchè è la traccia inconfutabile che un giorno eravamo dei.
E per un attimo, solo per un attimo, ogni volta che lo riconosceremo, quella luce ritornerà a brillare come una nuova fiamma che ci farà rinascere e darà un senso alla vita.
 
30 Aprile 2016,
Valeria

venerdì 22 gennaio 2016

Un gioiello di rugiada per la regina Matilde...

Mi si chiede, dunque, che fine aveva fatto il ventaglio che una bimba perduta portava con sè nel viaggio.
Eccovi serviti, e per raccontarvelo comincerò da qui :

C'era una volta,
in un regno lontano lontano,
oltre le praterie dei fiori senza nome. Oltre le valli delle mura scintillanti al sedicesimo minuto prima del tramonto.
Oltre la città dei campanelli squillanti ( e di conseguenza dei ciambellani saltellanti senza posa ).

C'era una volta, ove nessun pensiero umano poteva mai arrivare,
una regina bella e da sempre sfortunata.Perchè, dalla nascita, non le riusciva di cantare in alcun modo,
e non v'era dottore, o esperto, o rituale,
che potesse risolvere il problema alla bella sovrana.

Ed erano stati indotti bandi. E promesse ricompense,
fino ad arrivare alle Terre Selvagge, laggiù, fino ai confini con la Terra degli Uomini.
E consultata persino l'Orchestra dei 7 Cieli Tuonanti, quella in cui, con le note provenienti dagli aerei che infrangevano il muro del suono, era stata suonata la Melodia delle note rimbalzanti.
Detta così, lo sanno pure i bambini, perchè ogni ventottoquindiciseitrentesima parte della partitura, una nota veniva sparata da un cannone apposito contro una nuvola, ed essa rimbalzando, per la famosa legge di Murphy, produceva il tintinnio di due tazzine nello scantinato cinese della vicina di mia zia in Via dello zufolo guasto numero 31.

Ora, come ben sapete, ogni anno, all'imbrunire del tredicesimo mese dell'anno, la fanciulla che completava il quindicesimo anno di vita, ricevendo per corredo di viaggio gli occhiali da sole per poter piangere comodi ovunque ci si trovi, ed un ventaglio, iniziava il cammino verso Città Sfiorata, ove avrebbe ricevuto il battesimo del perduto amore.

Solo che a volte il destino ci riserva sorprese inaspettate... e te le mostra attraverso eventi che mai t'aspetteresti. Al punto tale, che poi ti svegli e ti stropicci gli occhi, e ti chiedi se hai sognato. E scopri che il sogno, in realtà, è la parte dell'arcobaleno ove riponi speranze inconfessate. E nel momento in cui hai il coraggio di sognare. Ecco, proprio in quell'istante sta muovendo i primi passi una fata che inizia a camminare.

Per tagliar corto, mentre la bimba iniziava a camminare, giunse a tutti la notizia....

Continua...
;)

martedì 29 settembre 2015

E all'improvviso, semplicemente, amore ...

La volta che l’aveva fregata per sempre, ne era sicura, era stata il giorno della premiazione del concorso, lassù al Rifugio.
Non doveva faticare per ritrovare nella sua memoria l’immagine di quel ragazzo con gli occhi spiritati, che parevano stelle in fiamme mentre riceveva un complimento che gli avrebbe cambiato la vita.
“Hai talento - disse in modo secco e conciso il vecchio rigirandosi tra le mani la piccola scultura intagliata nel legno. Ma hai bisogno di smussare gli angoli e vedere dove ancora non riesci. Vieni al capanno domani, ti insegnerò. -
Il giovane si era alzato in piedi, con le guance color porpora di emozione. Ed i suoi occhi, commossi e grati al maestro, avevano illuminato la stanza di luce.
O almeno così le era parso quel giorno.
Come se per tutta la vita non avesse aspettato altro che lui.
Come se fosse stato lo spartiacque tra il prima e il dopo.
Come se prima di allora non avesse mai vissuto davvero.
Come se, all’improvviso, la parte più istintiva di lei, la più vera non fosse più riuscita più a contenere la sua voglia di tenerezza e vita, e scalpitasse impaziente di uscir fuori alla conquista del mondo.
Gli si era avvicinata in modo apparantemente casuale, e aveva contemplato le sue opere, esposte sul banco del suo piccolo stand : raffinate e sensuali miniature, scolpite e intagliate nel legno, raffiguranti scene di Natura.
“Non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi...”, aveva mormorato quasi senza rendersene conto, conquistata dall’accuratezza dei particolari, dalle sfumate ombreggiature del legno, dalla sobria ma ricercata scelta delle prospettive usate per raffigurare angoli di mondo e scene di vita quotidiana.
E poi, all’improvviso, lui si era girato verso di lei, e l’aveva sorpresa a guardarlo. Allora era arrossita, come una vergine al suo primo incontro, e, tirando fuori la sua parte più baldanzosa, aveva finto di guardare le sue sculture e gli aveva fatto un sorriso talmente sbarazzino e pieno d’innocenza, che erano scoppiati a ridere insieme.
“Posso mostrarle qualcosa ? - l’aveva tirata fuori dal pasticcio lui - sfoderando il più ammaliante dei suoi sorrisi, lusingato da un interesse inaspettato.
“Devo fare un regalo- aveva risposto timida lei- per una mia amica che ama molto le miniature artigianali. Le colleziona da tutto il mondo. -
Poi, mentre lui, già eccitato di poter raccontare le sue passioni si chinava a prenderle il suo pezzo più importante, lei di nascosto gli aveva osservato le mani.
E in quel momento era stato come se un fulmine avesse attraversato una fitta foresta, facendosi largo tra alberi incolti.
Come se un sentiero inaspettato si fosse aperto dinanzi a lei, aprendo nuove porte e chiudendosi quelle alle sue spalle.
Come se una pioggia scrosciante l’avesse investita d’improvviso con tutta la sua potenza, violenta, ma rigenerante.
 
Quelle mani raccontavano una storia, lei lo percepiva, e quel che vide in esse la commosse e la rese infinitamente ricca : come un miracolo, l’empatia le regalava, ancora, scampoli d’umanità.
Unghie tagliate di fino, ma pellicine mangiate.
Dita robuste, coi calli alle estremità, a narrar di lunghe notti passate a creare, di lunghi giorni di tentativi all’inizio informi, in cui, man mano, personaggi inventati prendevan vita.
Raccontavano di luoghi magici, in cui ciò che conta davvero si palesa all’improvviso.
Narravano di una Natura indomita, contro ogni violenza e manipolazione, che con fierezza conservava la sua immensa perfezione.
Svelavano uno spirito libero, inquieto ma puro, che avrebbe preferito la morte a una vita senza passioni.
Capì che l’avrebbe amato perdutamente e per questo salvò se stessa e lui e sparì. E quando il giovane , con la sua miniatura più bella si girò per mostrargliela, non la trovò...era scomparsa.
“Che strano- pensò. Sorrise e pensò che era stato un incontro straordinario.
 
Da dietro una finestra del rifugio, una figura infagottata sbirciava tra i vetri, cercando di scorgere un sorriso che avrebbe illuminato un inverno.
“Non ho bisogno di rivederlo- pensò, stringendosi nelle spalle con dolcezza - ti porterò con me nel mio angolo più sperduto, a rendere sempre il mio cammino chiaro e terso come un’Aurora.-
 
Iniziava a piovere. Una pioggia calda, intensa e rigenerante, a volte violenta, ma portatrice di vita. Come l’amore.
 
 
A chi non rinuncia mai alle proprie passioni.
E con tenerezza le trasmette ad altri peregrini assetati di vita.
Valeria,
29/09/2015